Roma, 26 feb (ANSA) - Marina, Violetta, Sissi e le altre, in tutto 70 gatte con alle spalle una storia particolarissima e dolorosa: sono sopravvissute alla sperimentazione alla quale sono state sottoposte per testare l'efficacia di vaccini contro la FIV (l'Immunodeficienza Felina), una malattia indotta da un virus simile a quello che provoca l'Aids nell'uomo.
Ora saranno riabilitate per un periodo di circa 6 mesi e poi potranno essere affidate a famiglie idonee, grazie ad un progetto curato dalla Lega Antivivisezione (LAV) e da I-Care Italia.
Lo rende noto la stessa LAV citando i dati del Ministero della Salute riferiti al triennio 2004-2006, secondo i quali in Italia sono stati utilizzati 2.735.887 animali (ratti, porcellini d'india, uccelli, ovini, pesci, ecc.) a scopo sperimentale - una media annua di 911.962 animali - e di questi più di 2.800 sono cani (in prevalenza) e gatti.
Lo stabulario di Pisa era rimasto l'ultimo ad utilizzare gatti in Italia. La sperimentazione del vaccino, prosegue la LAV, si protrae da 10 anni. "È la drammatica conferma che la sperimentazione animale è fallimentare - dichiara Michela Kuan, biologa, responsabile LAV settore vivisezione - e che è indispensabile e urgente implementare il ricorso ai metodi alternativi, ovvero che non fanno uso di animali, ai quali il mondo scientifico più consapevole e innovativo riconosce efficacia, scientificità ed eticità."(ANSA).
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